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Rovina / Restauro

"..Sulla rovina gotica, soprattutto in rapporto al giardino, si svolgono in Inghilterra dissertazioni propedeutiche di grande meticolosità. Arthur Young, visitata Fountains Abbey, spiega nel suo Six Months' Tour Through thè North of England [citato in Macauly 1975, p. 18] che la rovina dev'essere posta in ambiente selvaggio e darsi a intendere per abituro di gufi e di belve più che d'uomini ; sconvolgendo il canone palladiano della piena visibilità e della nettezza, Young volle che essa apparisse a distanza, in parte nascosta del tutto, in parte seminascosta e solo in parte percepibile. C'è chi sostiene che si debba assecondare l'intrusione della vegetazione, evitando l'insipidezza, cercando il movimento, ovvero, in strutture semplici e placide, la delizia. Ruskin [1849, ed. 1912 pp. 351 sg.] chiederà quattro o cinque secoli di corrosione per giudicare un edificio " al culmino della sua importanza ", divenuto finalmente ameno, e solleciterà perfidamente gli architetti a studiarne l'insieme e i dettagli in vista dell'aspetto che avrà dopo quel periodo, e per certi stili a usare materiali facilmente deperibili, mattoni e pietre calcaree anziché graniti. Si sviluppa una tecnica della rovina artificiale, che dev'essere credibile anche per un occhio esperto, quindi ben imitata, completa nella pianta;essa richiede abilità di mano nello scalpellare, nel ritagliare, nel distribuire sul terreno i manufatti con negligenza e naturalezza. Si racconta, con disprezzo [Silva 1799, ed. 1801 p. 245], di prodighi e rozzi proprietari inglesi che costruirono edifici e li fecero saltare in aria con le mine, per ottenere un maggior effetto di verità: l'impressione di un artefatto era da evitare assolutamente, nell'assimilazione di pittoresco a natura/tempo...

       
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..Goethe si fa ritrarre da Tischbein sdraiato nella campagna romana, e tra quelle rovine innesta naturalmente un'intensa avventura sentimentale. Giunto a Roma nell'autunno del 1786, Goethe sente in quella città, trasfigurata dalla vicenda dei tempi in modo cosi vario e talora cosi radicale, la persistenza di un dato umano, di un ambiente   in cui sono incisi i caratteri di un popolo, e "finisce col diventare contemporaneo dei grandi disegni del destino" [1786, trad. it. p. 317]. Il suo interrogare le pietre è per trame una voce, "un segno di vita"; ed egli passa con naturalezza dalla loro contemplazione alla trasformazione in " un unico tempio, | tempio d'Amore " [Elegie romane (Ròmische Elegien, 1788-89), I, vv. 1-12], in cui gusta le gioie di un'elegia fresca, rinnovatrice...

       
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..È su questo modulo che s'impostano le singolari raffigurazioni della rovina decaduta, reietta, macabra, notturna, a ingredienti fissi : un vero topos letterario, che annoda una catena almeno, fuor della Bibbia (Isaia, cfr. § 3), dall'età augu-stea: Grazio [Carmina, III, 3, vv. 40-42]: "Finché sul sepolcro di Priamo e di Paride saltellerà oltraggioso l'armento e le fiere vi occulteranno indisturbate i loro piccoli [durerà il Campidoglio] ". Riprende il motivo il Rinascimento, con un Sannazaro [Elegiae, II, 9, per Cuma], il barocco con un Saint-Amant [La solitude. Vili], e Parini [La Notte, vv. 7-13] lo trasmette a Foscolo [Sepolcri, vv. 78-86] (ma a volte basta un solo verso, come il primo del primo coro dell'^4-delchi di Manzoni); di li parte Carducci, ultimo dei grandi rovinologi italiani, per il suo contrasto Dinanzi alle Terme di Caracolla (1877). Per la virilità patriottica di quel secondo Ottocento velleitario lo spettacolo della grandezza antica in cenere e in abbandono pollutorio è un rimprovero verso l'oblio dei presenti; l'immensa visione del crollo non è desolante quanto la meschinità dei supersiti (Roma, 1881)."

       
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Tischbein

Füssli

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Tratto dall'articolo omonimo di Carlo Carena presente nel vol.12 dell'Enciclopedia Einaudi