____________________________________________________________
Sesto senza

"..Di aree Industriali dismesse nell'hinterland milanese ve ne sono più di quante ne siano state censite, alcune con edifici di qualità, la maggioranza con edifici senza pregio. Che siano rovine o ruderi, le vecchie fabbriche sono luoghi speciali, dove percepiamo l'inesorabile scorrere del tempo. Gli edifici invecchiano come noi, e se non vengono mantenuti o utilizzati prima o poi muoiono. I capannoni delle aree Falck potrebbero fungere da palcoscenico per un dramma romantico; non perché siano specialmente belli, ma perché suscitano nel nostro animo sensazioni che altrove sarebbe difficile provare. La ruggine, i pavimenti di legno, gli ingranaggi, i falchetti che hanno nidificato tra le capriate dei tetti, le erbacce che spuntano ovunque sia loro consentito, la polvere che forma un velo uniforme sulle superfici orizzontali e verticali, i nostri piedi incerti che scoprono la presenza dei binari ferroviari. E i fichi che crescono sugli alberi, i rovi di more, i frequenti segnali "Attenzione carichi sospesi". L'immensità della Falck (200 ettari, 2 milioni di metri quadrati) ci consente di percepire una curiosa inversione di tendenza: la natura sta tranquillamente riappropriandosi di quanto è stato abbandonato dall'uomo."

       
———————————
       
Tratto dall'articolo omonimo di Sebastiano Brandolini pubblicato il 18/4/2000 nell'inserto Donna di Repubblica